"Non v'è niente di più difficile a questo mondo che di fare un matrimonio proprio come si vuole"
Mi sono presa una pausa. Una lunga pausa.
... E alla fine è quasi finito.
Oggi sono rientrata al lavoro.
Pensieri imbizzarriti.
"Beh, però ti vedo bene..! "
Figlia di un ambasciatore colombiano a Parigi e di una ex miss-Colombia poi divenuta senatrice, Ingrid cresce in una casa frequentata da importanti intellettuali sudamericani. Frequenta l'Institut de l'Assomtion, come tutti i piccoli francesi bene e qualche volta ad accompaganarla è un amico di mamma e papà che giuda una Roll Royce. Nei pomeriggi e nelle serate francesi, sono spesso ospiti a casa sua il pittore Fernando Botero e lo scrittore Garcia Marquèz. Ma, un legame particolare, Ingrid lo instaura con quello che lei era solita chiamare "zio Pablo" ovvero Pablo Neruda, con cui scambiava pensieri e piccole poesie. Presto però capisce che la sua vita non è tra i comodi salotti della "Francia bene". E decide di mettersi in gioco per cambiare le cose nella sua Colombia.
La svolta. Nel 1994, Ingrid è in Colombia. Si candida al Parlamento con il partito liberale e si fa pubblicità vendendo preservativi ai semafori con lo slogan: "La corruzione è l'Aids della Colombia". Pochi giorni dopo, è invitata a partecipare al telegiornale della sera e lì, ben vista da tutti, sotto i riflettori e le luci delle telecamere, fa i nomi e i cognomi dei cinque politici più corrotti. Il suo nome comincia ad essere sulla bocca di tutti, la sua fama cresce, tanto che suo padre, conosciuto e stimato uomo di Stato, inizia a non venir più chiamato con il suo nome, bensì come "il padre di Ingrid". Diventa deputato e la sua vita è davvero in pericolo. La Betancourt interroga se stessa, cerca di capire quali sono le ragioni profonde della sua scelta e della sua lotta e traspare tutta la nostalgia per i due figli, Mélanie e Lorenzo, che inevitabilmente sono rimasti coinvolti: "Gli uomini contro cui combatto, non valgono un sorriso di Mélanie, un capello di Lorenzo.. eppure non ho esitato, ho anteposto quegli uomini ai miei figli”. È chiaro che la sua scelta di vita lascia indietro il suo essere mamma e la sua è un'esistenza tormentata dal dolore, la nostalgia, gli umani ripensamenti. Emerge tutta la consapevolezza del rischio della sua scelta, ma ancora una volta è la speranza ad essere più forte delle minacce e della paura. Il sequestro. Fino a quel maledetto giorno, quando uomini armati la portarono via, sulla strada che da Florencia va a San Vicente del Caguan, nel Caqueta. “Ingrid Bétancurt è stata rapita dalle Farc il 23 febbraio 2002. Forse mi uccideranno domani è la coraggiosa autobiografia di una donna apparentemente fragile, ma con una volontà di ferro, che ha cercato, anche in catene (finora sono due i video girati dalle Farc, in cui la donna parla di Colombia e per la Colombia ndr.) di dare ai suoi compatrioti la speranza di un domani migliore, in un futuro di pace e giustizia, ritrovando la forza per distruggere dalle fondamenta un sistema che ha portato la Colombia ai limiti dell’inferno”. È scritto nel libro uscito dopo il suo rapimento, dal titolo “Forse mi uccideranno domani”. Un domani che, contro ogni aspettativa, è scongiurato, almeno per ora. Ingrid è tornata libera dopo sei anni, quattro mesi e dieci giorni. |
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| (Stella Spinelli - PeaceReporter.net) |
Io in matematica sono sempre stata un un disastro. A scuola e pure nella vita. Mai capita, mai piaciuta. Sempre trovata ostica, antipatica, avversa. Odiosa.